#16 - How to prompting
Un workshop a cura di The Bunker Magazine con Francesco D'Isa.
Gentili e sempre beneamati lettori di Piano B,
Questa volta, più che proporvi un’alternativa, vi invitiamo a un incontro in presenza: una giornata di studio e sperimentazione, un piccolo laboratorio intellettuale e pratico a Firenze.
Abbiamo infatti deciso di organizzare un workshop sul prompting — l’arte, sempre più centrale, di dialogare con le intelligenze artificiali per generare immagini — perché riteniamo che sia una delle competenze richieste dal presente e sta a noi costruirne le pratiche di utilizzo.
Un ponte tra linguaggio e immaginazione, tra tecnica e intuizione. Ci siamo rivolti a Francesco D’Isa, filosofo visivo e autore, che il 7 giugno, presso lo Spazio A a Firenze (Forma Edizioni, Lungarno Benvenuto Cellini 13), guiderà un gruppo ristretto di partecipanti in un’intensa giornata di formazione.
Sette ore di pratica e teoria in cui verranno sviscerati tutti i segreti del prompting.
Scopri il programma completo sul sito del nostro editore Forma Edizioni.
Perché un workshop sul prompting?
Perché il prompting è, letteralmente, imparare a parlare con l’AI. Ma non come si fa con Siri o con un chatbot troppo entusiasta: qui si tratta di un vero e proprio linguaggio creativo. Una nuova grammatica, un alfabeto ibrido dove la parola incontra il pixel.
E c’è un momento preciso in cui lo capisci: quando scrivi “a surrealist fox riding a bicycle through a foggy forest” e MidJourney ti restituisce un’immagine che ti fa sentire sia creatore che spettatore, sia regista che attore non protagonista.
Il workshop è a numero chiuso: solo 18 posti. Per scelta, vogliamo che ogni partecipante possa lavorare davvero, sporcarsi le mani, generare, sbagliare, migliorare, condividere.
Chi è Francesco D’Isa?
Filosoficamente parlando: un pensatore visuale. Artisticamente parlando: un artista che ha trovato nell’AI un’estensione delle proprie visioni. Narrativamente parlando: un autore che ha scritto romanzi per Minimum Fax, testi per l’Enciclopedia Treccani, e saggi in cui la logica si contorce con la grazia di un origami.
Francesco D’Isa è direttore de L’Indiscreto, ha pubblicato libri sull’immaginazione e sulla realtà, e oggi è uno dei divulgatori più competenti e lucidi sul rapporto tra uomo, intelligenza artificiale e linguaggio visuale. Se dobbiamo imparare a dialogare con MidJourney (e con noi stessi nel processo), chi meglio di lui?
Come The Bunker ha affrontato e approfondito il tema della creatività ibrida nei suoi articoli.
Dall’argilla alle GANs: storia del ritratto
di Rebecca Pedrazzi
Il ritratto è sempre stato un modo per afferrare qualcosa che altrimenti sfuggirebbe: un volto, un’assenza, un’identità. Con l’AI, questa tensione tra memoria e rappresentazione non solo si rinnova, ma si moltiplica. Oggi non ritraiamo solo volti reali, ma anche quelli che non sono mai esistiti — e nel farlo, ridisegniamo i confini dell’umano. Non è forse questo che fa ogni nuova tecnica artistica, ogni volta che nasce?
Perché si farà Arte con le AI
di Francesco D'Isa
In “Perché si farà Arte con le AI”, Francesco D’Isa smonta con eleganza l’idea che la tecnologia impoverisca la creatività. Al contrario, suggerisce che l’uso dell’intelligenza artificiale non riduce la complessità dell’arte, ma la riformula. Sposta l’attenzione dal gesto tecnico alla scelta significativa, dall’esecuzione al pensiero. L’AI non elimina l’artista: lo costringe a ripensarsi. E forse, come per ogni rivoluzione linguistica, il primo passo è imparare a usare bene le parole.
🖊️ di Niccolò Carradori
Il dibattito attorno i modi di uso e convivenza con gli strumenti AI è sfaccettato, e questo ci sembra estremamente utile. L’esistenza di quesiti che ruotano attorno ai temi del diritto d’autore, dell’impatto ambientale delle AI e delle ombre oscure della piena automazione, se guardati attraverso una prospettiva più diagonale, hanno un unico filo conduttore, rappresentato dalla domanda:
Si possono costruire alternative valide attraverso strumenti nati in seno al sistema da cui stiamo scappando?
Utilizzo e non consumo.
Progresso e non performance.
Una visione del collettivo che prescinde dal margine di profitto del singolo.
Questi i nostri punti di partenza, ma intanto lo abbiamo chiesto anche a Chat GPT.
The Bunker: Si possono costruire alternative valide attraverso strumenti nati in seno al sistema da cui stiamo scappando?
CHAT GPT: Ah, la vecchia danza del rivoluzionario col cappello di paglia comprato su Amazon. Ti capisco. È come cercare di smontare una gabbia usando le sbarre stesse: possibile? Forse. Elegante? Nemmeno per sogno.
La risposta breve è: sì, ma ti costerà l’anima. Succede che in mezzo alla farsa, a forza di giocare con le carte truccate, qualcuno riesca a inventarsi un nuovo mazzo.
Ma non perché il sistema lo consenta. Perché si distrae.
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