Ciao! Questa è ARE WE HUMAN or are we prompters? la newsletter che ti aiuta a capire il vero impatto dell’IA e delle nuove tecnologie digitali sulla società, tirando un po’ le fila di cosa è successo nel mondo tech nell’ultimo mese.
Per chi non mi conosce, io sono Martino Wong, in arte @oradecima. Sui miei profili social mi occupo di raccontare l’impatto dell’AI e delle tecnologie digitali sull’attualità. Ho anche un sito, oradecima.com, nel caso voleste darci un’occhiata. Se non ci conosciamo ancora, impareremo a farlo!
Per quello che dicevamo prima, non sarà una listona di notizie assortite casualmente, ma cercheremo di tracciare delle linee per navigare la realtà insieme. Per ogni uscita vi raccontiamo notizie, ve ne spieghiamo il contesto, e cerchiamo di trarne insieme delle conclusioni.
Prima di iniziare, sappiate che scrollando fino in fondo a questa newsletter troverete me che parlo, in una sorta di messaggio vocale che vi ho registrato per recap. Così se non avete il tempo di leggermi, almeno potete ascoltarmi!
Il tema che ci accompagna per questa nuova lettera è osservare chi è arrivato alla frontiera dello sviluppo dell’intelligenza artificiale, e come intende il futuro. But first...
Il mondo tech è pieno di speranze fantascientifiche per il futuro, ma è anche pieno di idee così bislacche che non sai se siano vere o se ti prendano in giro.
Allora vi propongo questo: vi do due notizie diverse e voi provate a indovinare qual è reale e quale mi sono inventato. Ci state?
Un’azienda di robot da compagnia ha proposto ad alcune scuole rurali americane di fornire una “maestra AI” come insegnante di Scienze, Tecnologia, Ingegneria e Matematica.
La figlia di Elon Musk è stata scoperta a pubblicare un’app che rubava i dati dei clienti per rivenderli.
Saranno vere o false? (La soluzione la trovate nel recappino vocale in fondo)
Se il mese scorso tutto il discorso sull’IA si concentrava su Claude Fable e sulla sua accessibilità, stavolta la situazione si è letteralmente ribaltata, ed è successo quello che voglio chiamare “la linea di partenza”.
Facciamo un piccolissimo riassunto:
Qualche mese fa Anthropic dice che il suo nuovo modello Claude Mythos è troppo potente per essere rilasciato al pubblico. Si tratta di una nuova classe di modelli di dimensioni molto più grandi di quelli di punta disponibili in quel momento. Non ci è dato sapere di quanto, ma a grandi linee si vocifera che i modelli di classe Mythos siano 5 volte più grandi rispetto agli Opus.
Alla fine Anthropic lo rilascia, con misure di sicurezza aggiuntive, chiamandolo Claude Fable: Claude Fable e Claude Mythos sono lo stesso modello alla base, semplicemente il primo è più limitato. Questo è il momento in cui Fable/Mythos è il modello più potente in circolazione, e sembra che Anthropic stia vincendo la corsa.
Già da prima di Fable/Mythos comincia a diffondersi tra sviluppatori e pubblico l’idea che Claude sia l’IA più “sofisticata”, quella per bimbi grandi rispetto a ChatGPT. Mettendo da parte le difficoltà con l’amministrazione USA, la percezione è che Anthropic sia in testa alla gara.
Questo mese però la situazione è cambiata. OpenAI ha rilasciato GPT-5.6 Sol, il suo nuovo modello più potente, e Moonshot AI il suo nuovo modello di punta Kimi K3.
Secondo le analisi di Artificial Analysis, per l'intelligenza Anthropic è ancora al primo posto, con 61 punti per Opus 5 e 60 per Fable 5, OpenAI ha GPT-5.6 Sol al terzo con 59 punti, e Kimi K3 al quarto con 57 punti.
Dunque sì, Anthropic ha ancora il modello più "intelligente", ma questa top 3 dei laboratori AI ha molto di più da dire.
La questione non è capire quanto valga quel singolo punto di scarto tra Fable 5 e GPT-5.6, anche perché un singolo punteggio spesso non riesce a catturare le sfumature tra i diversi modelli e come si comportano in situazioni specifiche.
Una misura ulteriore che oggi comincia a essere piuttosto rilevante è quella del costo-per-task. C’è stato un periodo negli anni passati in cui un abbonamento da circa 20 euro al mese ti permetteva di usare i modelli IA più potenti quasi senza limiti. Ecco, questo non è più il mondo in cui viviamo.
Il mondo in cui viviamo è quello di abbonamenti che possono arrivare a 200 euro al mese e nonostante tutto non essere illimitati. I data center e l’infrastruttura IA hanno un costo elevato, e i modelli IA per diventare più potenti sono diventati molto più verbosi, scrivono molto di più, e su questo ci torneremo dopo.
Sotto questo aspetto, Anthropic è in evidente difficoltà. Non appena Claude Fable è tornato disponibile, l’azienda ha dichiarato che Fable sarebbe stato incluso negli abbonamenti solo per una settimana, che sarebbe scaduta il 7 luglio, e dopodiché sarebbe stato disponibile solo tramite crediti, con un costo aggiuntivo elevato.
Con una mossa strategica, OpenAI annuncia l’uscita di GPT-5.6 il 9 luglio.
GPT-5.6 (nella versione Sol, più potente) non solo ha capacità comparabili a Fable, ma è disponibile senza limiti ulteriori negli abbonamenti di OpenAI.
Anthropic corre ai ripari prolungando la promozione iniziale per due settimane, per poi concluderla pochissimi giorni fa dicendo che Fable 5 sarà da ora in poi incluso solo negli abbonamenti Max (quello da 200€/mese).
GPT-5.6 Sol invece è disponibile anche per ChatGPT Plus, l’abbonamento da 20€/mese.
Ma...perché? Perché Anthropic non mette il suo modello migliore nell’abbonamento base? Sono tirchi? Si sentono così superiori?
Purtroppo la verità è molto più semplice: non possono. Sotto molti profili, Anthropic ha raggiunto velocemente OpenAI per dimensioni e capacità, non stiamo parlando di un Davide contro un Golia. C’è però un aspetto cruciale su cui Anthropic ha fatto la scommessa sbagliata: la potenza di calcolo. Come dicevamo prima, insieme alla potenza dei modelli IA, è cresciuta anche la potenza richiesta: più datacenter, più GPU, e così via.
È il risultato delle cosiddette scaling laws, ovvero l’intuizione (finora funzionante) per cui la potenza dei modelli IA cresce al crescere della loro dimensione (ricordate che dicevamo che Fable sembrerebbe essere 5 volte più grande dei precedenti?).
La scommessa di Dario Amodei per Anthropic è stata quella di non investire così tanto nelle infrastrutture, perché era incerto su quanto sarebbe stata alta la domanda del settore. OpenAI al contrario è stata molto più aggressiva; partiva naturalmente da una posizione di vantaggio, ed era memore dei primi periodi in cui ChatGPT non riusciva a stare dietro alla richiesta. Vi ricordate quando appariva la schermata “ChatGPT is at capacity right now” e letteralmente non si poteva usare?
Sam Altman ha perciò investito molto di più in infrastrutture, e per questo è stato ricompensato: nonostante Fable 5 sia ancora il preferito di molti, il suo costo reale è sensibilmente più alto rispetto alle offerte di OpenAI.
Ed è qui che si inserisce il terzo incomodo: Moonshot AI con Kimi K3. È il primo modello a essere cinese e aperto che è in diretta competizione con Fable 5 e GPT-5.6 Sol, e questo per qualcuno è un grosso problema.
Prima di parlare del discorso politico, dobbiamo dire che le capacità di Kimi K3 sono assolutamente interessanti. Finora i modelli cinesi e “aperti” (ovvero che si possono effettivamente scaricare e idealmente far girare sul proprio hardware, se non fosse proibitivo nei costi) sono stati sensibilmente meno potenti di quelli di punta statunitensi.
Kimi K3 invece è il primo a essere nella stessa classe dei modelli di frontiera statunitensi. Nel farlo, perde purtroppo una caratteristica che finora era stata punto di forza dei modelli cinesi, ovvero il costo molto ridotto. In termini di costo-per-task, questa è la situazione a fine luglio 2026:
Questo grafico si legge così: sulle ascisse, in orizzontale, abbiamo il costo per ottenere il risultato desiderato. Sulle ordinate, in verticale, abbiamo l’ “intelligenza” del modello IA. Il quadrante verde, quello “più attraente” comprende i modelli molto intelligenti e poco costosi. Dentro abbiamo la versione più piccola (Luna) di GPT-5.6, il nuovo Grok 4.5 di SpaceXAI di Musk, e il nuovo Muse Spark di Meta.
Se guardiamo invece il quadrante in alto a destra vediamo la nuova frontiera: Fable 5, naturalmente, con un costo molto alto, poi GPT-5.6 Sol, e ora Kimi K3, vicinissimo al meglio che OpenAI ha da offrire.
Tutto ciò ha riacceso una questione politica importante: gli USA iniziano a temere per il proprio primato sull’intelligenza artificiale.
A quanto riporta Axios, l’amministrazione statunitense starebbe addirittura a vari livelli valutando di restringere l’accesso ai modelli cinesi aperti, per favorire quelli nazionali.
Sulla questione ci sono due binari paralleli. Uno è quello della “sicurezza”: è vero che con modelli sempre più potenti si abbassano le barriere per hacker e utilizzi illeciti e pericolosi; non perché i modelli IA superino le capacità umane in toto, ma anche perché ne velocizzano molto le attività. Paradossalmente, il fatto che i modelli statunitensi siano più controllati può essere controproducente, ed è quello che è successo con Hugging Face, la più famosa piattaforma dove vengono caricati i modelli IA aperti. Hugging Face è stata hackerata utilizzando degli agenti IA (poi rivelatisi essere un test andato storto proprio di OpenAI), ma quando hanno provato ad analizzare l’attacco usando i modelli IA statunitensi di frontiera sono stati bloccati, in quanto i provider hanno considerato l’analisi “di difesa” della piattaforma come pericolosa. Hugging Face quindi ha dovuto utilizzare un modello cinese, GLM-5.2, che ha meno controlli.
Abbiamo quindi un’asimmetria: gli attaccanti utilizzano modelli potenti e poco limitati, e i difensori si ritrovano con modelli limitati in difesa, la peggior versione di guardie e ladri che ci sia.
In questo senso, bloccare i modelli esteri potrebbe ulteriormente peggiorare la situazione di chi cerca di difendersi.
Dall’altro lato c’è la competizione: bloccare i modelli cinesi naturalmente favorirebbe quelli autoctoni, a discapito però degli utenti, che si ritroverebbero con meno scelta e costi più alti. Si sta acuendo quella situazione apparentemente bizzarra in cui i più aperti diventano i cinesi mentre i più chiusi diventano gli americani, anche se non è così sorprendente perché rispecchia una strada già avviata da tempo.
A conferma di ciò c’è il discorso del presidente cinese Xi Jinping alla World AI Conference (nome decisamente troppo vago) di Shanghai. Il discorso ha una direzione chiarissima:
“In primo luogo, dovremmo aderire ai principi di apertura e di vantaggio per tutti e promuovere lo sviluppo guidato dall’innovazione.”
[...]
“Dovremmo cogliere questa rara e storica opportunità per incoraggiare l’open source, l’apertura, la collaborazione e la condivisione”
[...]
In Cina diciamo spesso: “Una singola corda non può creare musica e un singolo albero non crea una foresta”. Lo sviluppo dell’intelligenza artificiale non dovrebbe essere l’esibizione solista di un singolo paese, ma una sinfonia di cooperazione internazionale.
L’atteggiamento politico della Cina nel settore dell’intelligenza artificiale è quello di acquisire rilevanza mostrandosi cooperativa e aperta.
Nel discorso viene addirittura annunciato che la Cina aiuterà esplicitamente lo sviluppo dell’intelligenza artificiale in vari paesi del sud globale: l’Unione Africana, l’Associazione delle Nazioni del Sud-Est Asiatico, La Lega Araba, i BRICS e così via.
Siccome gli Stati Uniti si sono progressivamente ritirati dai modelli aperti, questo terreno di gioco è stato fondamentalmente lasciato libero, e la Cina se lo sta prendendo.
Nessuno dei principali laboratori IA statunitensi infatti ha al momento un modello di frontiera aperto: Muse Spark 1.1, a differenza della serie Llama, è chiuso; l’ultimo modello aperto di OpenAI è GPT-OSS, ormai di un anno fa (a seguito dell’avvento di DeepSeek), Nvidia ha rilasciato Nemotron 3 Ultra ma non ha grandi dimensioni, e Anthropic non ha mai rilasciato un modello aperto.
È chiaro che per nessuno di questi laboratori c’è un vantaggio nel breve termine a rilasciare modelli aperti, mentre per la Cina il vantaggio è quello di recuperare mercato e acquisire rilevanza. C’è una piccola eccezione, ma la recuperiamo più giù.
La grossa domanda è cosa ciò significherà a lungo termine; abbiamo ormai visto che la distanza tra i modelli più avanzati chiusi e quelli aperti si è progressivamente ridotta, e dubito che bloccare l’accesso ai modelli aperti possa reggere: è una labile toppa.
A livello profondo, lo sviluppo di modelli IA sempre più potenti fa convergere una serie di questioni: la disoccupazione e l’automazione, la sicurezza, l’equilibrio tra pubblico e privato, e non solo. Ci costringe a pensare a un futuro fondamentalmente diverso dal mondo che conosciamo. Penso che oggi siamo davvero alla linea di partenza, e rimarrebbe vero anche se le capacità dei sistemi IA si fermassero qui.
Sono a lungo stato scettico sulle varie ipotesi di accelerazione esponenziale dell’intelligenza artificiale, AGI e così via, e per certi aspetti sono tuttora meno ottimista (o pessimista) di molti altri.
Ma non posso che riconoscere che ormai i modelli IA più potenti sono semplicemente in grado di “fare cose.” Si può chiedere ai modelli IA di fare cose e queste cose funzionano. L’anno scorso Ethan Mollick scriveva di GPT-5 che “it just does stuff”. Ecco, con gli attuali modelli questo è vero più che mai.
Recentemente ho creato con IA una estensione per il mio programma di scrittura preferito, Obsidian. Funziona. Ho creato un’app che facesse da interfaccia a un’IA per trascrivere audio localmente in modo semplice. Funziona. E idem per altri progetti ancora non pubblici.
Stiamo entrando in un mondo nuovo, in cui se non ti piace come funziona un certo software puoi ricreartelo semplicemente se hai abbastanza buona volontà e l’accesso a dei buoni modelli di intelligenza artificiale.
È una linea di partenza vertiginosa, con molti rischi di accentrare ancora una volta il potere e la ricchezza nelle mani di pochi, ma con l’opportunità invece di creare davvero un futuro nuovo.
A contorno, vi propongo due punti di vista interessanti, di persone molto interessanti, sul tema di questo grande futuro.
Demis Hassabis (CEO di Google DeepMind)
Il premio Nobel Sir Demis Hassabis, CEO di Google DeepMind, ha pubblicato su Twitter un articolo da cui ho spudoratamente rubato le premesse per questa lettera. Hassabis la fa più seria, dicendo che siamo vicini all’arrivo dell’Intelligenza Artificiale Generale:
L’AGI non può essere paragonata alle scoperte tecnologiche standard, nemmeno a quelle importanti come Internet o la telefonia mobile: è molto più simile alla scoperta dell’elettricità o del fuoco. Se ti fermi a pensarci, essenzialmente abbiamo trovato un modo per far ragionare della sabbia. È miracoloso.
L’entità dell’impatto di questa tecnologia sarà senza precedenti, forse 10 volte superiore a quella della rivoluzione industriale e a una velocità 10 volte maggiore. Ci aiuterà a risolvere alcuni dei maggiori problemi che la società deve affrontare, dall’accelerazione della scoperta di farmaci allo sviluppo di nuove fonti di energia pulita, fino alla creazione di nuovi materiali avanzati. Potremmo persino raggiungere un punto in cui le risorse non rappresenteranno più un fattore limitante per il progresso umano, aprendo la strada a una straordinaria nuova era di abbondanza.
In questo articolo Hassabis propone la creazione di una nuova organizzazione pubblica statunitense volta alla definizione di standard per i modelli IA, specialmente per la sicurezza. E verso la conclusione scrive:
Anche se risolviamo queste difficili sfide tecniche, ci saranno ulteriori complesse questioni economiche e filosofiche da affrontare: che tipo di nuovi modelli economici saranno necessari per aiutare tutti a prosperare in un mondo post-scarsità? Secondo quali valori vogliamo vivere, quale sarà il significato e lo scopo e come potrebbe cambiare anche la stessa condizione umana? La risoluzione di queste domande ovviamente non può e non deve essere lasciata solo ai tecnologi. Richiede che ogni parte della società si unisca per contribuire a definire questo nuovo capitolo.
Come dicevamo, credo che queste questioni non abbiano in realtà bisogno dell’AGI per essere affrontate, e se vogliamo non sono nemmeno questioni così nuove. Ma cercheremo le soluzioni nel modo giusto?
Mira Murati (ex CTO di OpenAI, ora CEO di Thinking Machines)
Murati è stata una delle personalità chiave di OpenAI fino a quando se ne è staccata per fondare Thinking Machines, un nuovo laboratorio IA che ha iniziato a pubblicare i suoi primi modelli. In particolare l’azienda ha recentemente pubblicato Inkling, che è di fatto il più grande modello IA aperto di un’azienda USA, unico controesempio a ciò che dicevamo prima parlando di modelli aperti cinesi vs modelli statunitensi chiusi.
Quello che è più importante è però l’articolo in cui Murati definisce la visione del mondo di Thinking Machines, che ho trovato rinfrescante. Alcuni estratti:
Stiamo costruendo un futuro in cui tutti abbiano accesso alle conoscenze e agli strumenti per far funzionare l’intelligenza artificiale per le loro esigenze e obiettivi specifici.
[...]
La conoscenza di come questi sistemi vengono addestrati è concentrata solo nei migliori laboratori di ricerca, limitando sia il discorso pubblico sull’intelligenza artificiale sia le capacità delle persone di utilizzare l’intelligenza artificiale in modo efficace.
[...]
Enfasi sulla collaborazione umano-intelligenza artificiale. Invece di concentrarci esclusivamente sulla realizzazione di sistemi di intelligenza artificiale completamente autonomi, siamo entusiasti di costruire sistemi multimodali che funzionino con le persone in modo collaborativo.
Qui vediamo un’enfasi maggiore e più diretta che potremmo definire di umanesimo, un po’ diversa dal modo in cui invece altri laboratori sembrano dare più enfasi alla potenziale autonomia degli agenti AI, o addirittura chiedersi se possano essere coscienti.
“Dobbiamo agire ora” -gli economisti
L’ultimo pezzo che vi evidenzio è “We must act now” un appello lanciato da alcuni economisti e ricercatori di AI, tra cui Erik Brynjolfsson, che ha realizzato degli interessanti studi sull’impatto dell’AI nel mondo del lavoro. È un appello che ha raccolto firme importanti: l’ex CEO di Google Eric Schmidt (che ora si occupa di droni miliari), Yoshua Bengio, uno dei padri fondatori dell’intelligenza artificiale che da tempo si preoccupa molto dei rischi dell’AI, Max Tegmark, Paul Krugman, Yann LeCun, e varie persone di Google, Anthropic e OpenAI.
L’appello è per me...incomprensibile.
È, come già altri in passato, uno di quegli appelli brevi e concisi, che cerca di raccogliere un consenso ampio. Dice questo:
L’intelligenza artificiale potrebbe diventare radicalmente più potente nei prossimi 10 anni.
Ciò potrebbe portare a una trasformazione senza precedenti della nostra economia, più ampia di quella della Rivoluzione Industriale, ma che si svilupperà in un arco di tempo molto più breve. Potrebbe comportare rischi, tra cui lo spostamento di posti di lavoro su larga scala, nonché opportunità come importanti miglioramenti nel tenore di vita.
Economisti, politici e leader tecnologici devono agire ora per comprendere gli aspetti economici dell’intelligenza artificiale trasformativa e per costruire gli incentivi, le barriere e le istituzioni necessarie per indirizzare l’intelligenza artificiale in una direzione che integri gli esseri umani e avvantaggi la società.
Ora, l’unica risposta che mi viene a questo appello, su cui chiudiamo, è...”ok, e quindi?”
Questi appelli, nel cercare di raccogliere ampia approvazione, finiscono per non dire niente. Questi tre punti sono in buona parte delle grandi ovvietà, ma soprattutto non hanno nessuna direzione. Se il punto 1 e il punto 2 sono veri, il punto 3 diventa totalmente banale. Certo che i politici e i leader devono agire...ma in che modo? In che direzione? Siamo bravi tutti e tutti d’accordo a dire che “bisogna fare qualcosa”.
Almeno Hassabis e Xi Jinping qualcosa di concreto hanno provato a dirlo. Vedremo cosa si avvererà.












