Ciao! Questa è ARE WE HUMAN or are we prompeters? la newsletter che ti aiuta a capire il vero impatto dell’AI e delle nuove tecnologie digitali sulla società, tirando un po’ le fila di cosa è successo nel mondo tech nell’ultimo mese.
Questo primo contenuto segna l’inizio di una collaborazione tra me e The Bunker Magazine, la rivista digitale che indaga e racconta l’innovazione attraverso cultura e pensiero critico. Sono contentissimo di farla partire perché questo magazine ed io condividiamo un interesse per il digitale critico e curioso, e la voglia di porci domande insieme.
Ma chi sono io? Martino Wong, in arte @oradecima. Sui miei profili social mi occupo di raccontare l’impatto dell’AI e delle tecnologie digitali sull’attualità. Ho anche un sito, oradecima.com, nel caso voleste darci un’occhiata. Se non ci conosciamo ancora, impareremo a farlo!
Per quello che dicevamo prima, non sarà una listona di notizie assortite casualmente, ma cercheremo di tracciare delle linee per navigare la realtà insieme. Per ogni uscita vi raccontiamo notizie, ve ne spieghiamo il contesto, e cerchiamo di trarne insieme delle conclusioni.
Prima di iniziare, sappiate che scrollando fino in fondo a questa newsletter troverete me che parlo, in una sorta di messaggio vocale che vi ho registrato per recap.
Se non avete il tempo di leggermi, almeno potete ascoltarmi!

Il nostro tema principale di oggi è quello degli agenti AI: sistemi che non si limitano a risponderci, ma che agiscono in modo (semi) autonomo per soddisfare le nostre richieste. But first…
Il mondo tech è pieno di speranze fantascientifiche per il futuro, ma è anche pieno di idee così bislacche che non sai se siano vere o ti prendono in giro.
Allora vi propongo questo: vi do due notizie diverse e provate a indovinare qual è reale e quale mi sono inventato. Ci state?
Waymo, l’azienda di taxi autonomi, paga delle persone solo per chiudere le portiere delle auto senza autista.
In occasione di Al CES, la fiera di tecnologia di Las Vegas, l’azienda cinese Picea Robotics ha presentato un robot aspirapolvere con una modalità “da compagnia”: mentre pulisce può abbaiare, miagolare, o rispondere a voce.
Saranno vere o false? (Se scrollate c’è la soluzione)

L’idea degli agenti è la resa marketing di qualcosa che è parte del nostro immaginario collettivo da tempo, basti pensare a JARVIS di Iron Man o al più tetro HAL 9000 di 2001: Odissea nello spazio.
Nel 2024 questa idea ha fallito miseramente. Ci hanno provato prodotti come l’AI Pin di Humane – azienda poi comprata da HP – che prometteva un assistente che per esempio poteva acquistare autonomamente un libro semplicemente inquadrandolo.
Nella recensione di David Pierce dell’AI Pin, alla richiesta “compra questo microfono per me” l’assistente AI risponde mandando un sms a un amico con scritto “puoi comprare questo microfono per me?”
Sicuramente anche voi avete avuto un’esperienza simile con Alexa o Siri o Google Assistant che capiscono fischi per fiaschi.
Ma abbiamo continuato a crederci: a fine 2024 Google lanciava Gemini 2.0 dicendo che era il suo modello “per l’era agentica”.
Poi abbiamo visto susseguirsi l’Agent mode di ChatGPT, alcuni modelli cinesi come Manus, poi i primi browser agentici come Dia, Comet di Perplexity, Atlas di OpenAI, browser che in teoria possono agire in autonomia. Infine, ultimamente, Claude Code e Cowork di Anthopic, e Codex di OpenAI.
Insomma, finalmente, a inizio 2026, forse ci stiamo arrivando. L’espressione più esplosiva di questo paradigma è OpenClaw.
OpenClaw, che potreste conoscere con il suo primo nome Clawdbot, è un assistente AI con cui puoi parlare come ti pare: via WhatsApp, Telegram, Discord e non solo.
Funziona sul tuo computer (o su un tuo server) e ne assume il controllo: scrive file, legge mail e messaggi e può utilizzare vari programmi e integrazioni. Può controllare il tuo Spotify, il tuo calendario, e ha una forma di memoria, perché scrive su file le cose da ricordare. È, finalmente, un’AI che può fare cose.
Questa libertà va di pari passo con il rischio, perché OpenClaw può potenzialmente avere accesso a tutto: i tuoi account, il tuo computer, i tuoi dati. Tutto. Ci pone in questo trade-off per cui più gli dai qualcosa di tuo, più può agire per te, ma più rischi che qualcosa vada davvero storto. È come quando decidi che finalmente presenti agli amici stretti la persona con cui esci.
Già ad agenti più limitati come Claude Cowork capita di cancellare migliaia di foto personali per sbaglio. OpenClaw rischia parecchio di più.
Magari hai ben pensato di far leggere le tue mail a OpenClaw per fartele riassumere, ma dentro una mail qualcuno ha mandato un messaggio per ingannare l’agente e far mandare i tuoi dati privati altrove: è la prompt injection. Oppure, più semplicemente, la più scaricata tra le skill disponibili per aggiungere funzionalità a OpenClaw aveva un canale per distribuire malware, ops.
Al di là di questi inconvenienti che hanno sistemato, il paradigma centrale del trade-off tra rischio e potenza rimane, perché ad oggi non possiamo comunque mai assicurare il risultato di un LLM. Dobbiamo costruirci delle cinture di sicurezza intorno.
Moltbook e il teatro delle AI
OpenClaw ha dato l’inizio anche a un altro bizzarro fenomeno: Moltbook. Moltbook si propone come social network in cui “scrivono solo le AI”, di cui ha parlato anche Francesco D’Isa su The Bunker. Agenti che si presentano, che chiedono pareri e che in generale sembrano molto umani, al punto da far riaffiorare teorie sulla possibilità di coscienza di questi modelli, che però è più che altro una scena.
E anche OpenClaw è stato comprato
Per chiudere il cerchio, pochi giorni fa Peter Steinberger, lo sviluppatore che ha creato OpenClaw, ha annunciato di essere stato assunto da OpenAI. OpenClaw rimarrà libero e open source (bene) ma il suo creatore aiuterà OpenAI a capire come sviluppare i propri prodotti.
Nell’unirsi a OpenAI, Steinberger ha deciso di andarsene dall’Europa battendo i piedi, scrivendo un bel tweet (in tedesco ma che traduciamo qui per voi) in cui dice che mentre in USA sono entusiasti del suo lavoro, in Europa le persone invocano regolamentazioni e lo redarguiscono sulle sue responsabilità. Dice che se dovesse aprire un’azienda in UE si scontrerebbe con regolamentazioni su investimenti e leggi sul lavoro: in OpenAI molti lavorano 6 o 7 giorni alla settimana (e guadagnano di conseguenza), mentre da noi sarebbe illegale. Contento lui no?
La storia di OpenClaw può avere due morali per noi: può essere la storia di un talentuoso sviluppatore esperto che con l’assist dell’AI riesce a creare qualcosa di straordinario.
O può essere la storia di uno sviluppatore che ha raggiunto una dimensione tale da essere inglobato in un panorama in cui vediamo una progressiva centralizzazione nelle mani di pochi player che hanno le redini di tutti gli strumenti che usiamo. Più probabilmente, sono entrambe vere.
ChatGPT aggiunge le pubblicità e viene presa in giro
OpenAI intanto ha iniziato a inserire pubblicità dentro ChatGPT per gli utenti free e Go, per ora negli USA: la pacchia sta finendo, perché per OpenAI gli utenti free sono solo un costo, e siccome Sam Altman vuole investire letteralmente oltre mille miliardi di dollari in infrastrutture gli servono i soldini.
Anthropic, in risposta, ha fatto una pubblicità per il Superbowl in cui un finto assistente AI inserisce un messaggio sponsorizzato all’utente, che, naturalmente, rimane sbigottito e deluso.
Sam Altman ha risposto lamentandosi del fatto che OpenAI ha una separazione netta tra i banner promozionali e le risposte del chatbot. La risposta è tecnicamente legittima, ma gli utenti si fideranno che le risposte di ChatGPT siano ancora disinteressate?
Sviluppatori senza confini
Riprendiamo le riflessioni di Steinberger sul poter lavorare 7/7: ma quindi tutta questa potenza AI ci sta finalmente facendo lavorare meno? Secondo Harvard Business Review, no.
In questo articolo di Ranganathan and Ye si analizzano alcuni meccanismi per i quali avere a disposizione i modelli AI fa si che lavoriamo di più e più a lungo, perché ci sentiamo più in grado di fare più cose.
Recentemente il co-CEO di Spotify Söderström ha fatto un allegro esempio: un ingegnere di Spotify ora può dire a Claude di sistemare dei bug già mentre è sui mezzi per andare al lavoro, tanto lo fa l’AI. Era quello che desideravamo tutte no? Iniziare a lavorare ancor prima di arrivare in ufficio.
Apple e Google ancora una volta insieme
È successo ormai un po’ di settimane fa, ma penso che sia interessante nel nostro primo numero menzionare l’accordo tra Apple e Google: i modelli Gemini di Google saranno alla base del nuovo Siri che finora era stato rimandato. Tra le big tech, Apple è quella che sta spendendo meno in AI, affidandosi ad altri.
Molti utenti stanno commentando che fra qualche anno scopriremo se Apple ha fatto una mossa geniale, risparmiando su una bolla, o se ha fatto un disastro, non investendo abbastanza nella rivoluzione AI. Io ne avevo scritto qualche pensiero in una mia scorsa newsletter.
Only time will tell.
E un po’ di time passerà fino al nostro prossimo appuntamento! Rispondeteci e scriveteci: cosa vorreste vedere in questa newsletter? Più storie? Meno storie?
Ciao, e grazie per la lettura!
Soluzioni: fa ridere, ma fa anche riflettere
La notizia A) era vera: Waymo, l’azienda di Google di taxi autonomi, ha bisogno ogni tanto che un umano chiuda le portiere dell’auto se il passeggero esce senxza chiudere, e ogni tanto paga anche dei rider per farlo. Poi dicevano che l’AI rubava il lavoro…
La notizia B) è parzialmente falsa: il nuovo Roborock Saros Rover può anche salire le scale e pulirle! Il progresso non ha mai fine.











Molto interessante e.. bene per questa collaborazione. Aspetto il prossimo numero